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Giunto a Venezia, il campo della sua attività divenne vastissimo. Per opera di Andrea Mantegna l'assimilazione veneta dei principî formali costruttivi toscani, contrapposti alla tradizione decorativa gotica, fu un fatto compiuto; ma essa non fu accompagnata da altrettanto sviluppo delle possibilità del colore, onde le forme si realizzarono soprattutto per il rigore del contorno incisivo. Nel 1475 A. apportò invece a Venezia una forma, anch'essa di origine toscana, ma piena del suo valore plastico nei piani ben torniti, e avvantaggiata nella sua realizzazione da tutte le finezze cromatiche apprese dalla tradizione fiamminga. E tutta Venezia divenne antonelliana, con a capo Giovanni Bellini, il genius loci, il quale abbandonò il gusto del suo cognato Mantegna, sino allora seguito, per imprimere la sua squisita personalità di poeta a forme e a colori di gusto antonelliano. L'esempio di lui fu imitato da una generazione intera di pittori veneziani, da molti artisti veneti di terraferma, da alcuni maestri lombardi ed emiliani. E il gusto antonelliano durò anche dopo la morte del suo autore sino quasi alla soglia del Cinquecento.

Il gusto italiano del Cinquecento appare come una sintesi fortunata delle due massime scuole del Quattrocento, la toscana e la fiamminga. Ed è meraviglioso vedere come A. abbia realizzato quella sintesi tre decennî prima che il Quattrocento finisse. Per opera sua, il gusto veneziano ch'era nel 1475 arretrato su quello di Firenze, nel 1500 si trovò all'avanguardia di fronte a quello di qualsiasi altra scuola europea; e però nell'opera di A. si può indicare una delle origini prime della fortuna dell'arte veneziana nel mondo moderno.

Sin dall'opera più antica, dal Cristo benedicente di Londra, ch'è del 1465, emana la duplice qualità ch'è essenziale al pittore. Zone di luce e di ombra bene delimitate, bene precisate, finemente graduate, dànno l'illusione della materia, tanto più perfetta, quanto più i corpi son solidi. Nel medesimo tempo le forme s'iscrivono in un ideale cilindro, quanto più è possibile alla loro realtà contingente. La formidabile forza che risulta da ogni immagine di A., quel senso di estremo e di esasperato che il suo nome suscita, dipende appunto da un contrasto di elementi che si potrebbe a un dipresso esprimere così: tanto più va il suo colore verso il particolare, quanto più va la sua forma verso l'universale.

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