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Indice articoli

Eccettuate le notizie relative alla pala di S. Cassiano e allo Sforza, tutti gli altri documenti, trovati nell'archivio di Messina, sembrano rappresentarci un pittore che abbia lavorato qualche tempo in Calabria e quasi sempre a Messina per varie città siciliane. Il viaggio a Venezia e a Milano sembrerebbe ridursi al 1475 e a parte del 1476. Ma le notizie non sono continue. E prima del 1457, e tra il 1465 e il 1472, e forse tra il 1476 e il 1478, è probabile ch'egli abbia compiuto altri e lunghi viaggi. Diversamente non si può spiegare la fama non solo molto alta, ma anche molto diffusa ch'egli raggiunse. A Napoli, a Urbino, a Venezia il suo nome è esaltato. A Venezia il suo gusto modifica lo stile di tutti i pittori, persino di quelli di genio, e daVenezia si diffonde sin dentro alla Lombardia e all'Emilia. Anzi, mentre i documenti d'archivio tendono a presentarci un Antonello provinciale, ristretto quasi sempre a Messina, l'arte di A. si presenta a noi non solo come d'avanguardia di fronte ai centri maggiori, ma anzi come arte internazionale, padrona delle esperienze di Bruges e di Firenze. E poiché i documenti sono sporadici, e quasi di una sola origine, mentre ciascuna opera d'arte racchiude in sé tutta la vita spirituale del suo autore, anche in questo caso l'arte è la fonte più attendibile. D'altra parte nulla ci dice che A. abbia ricevuto la sua educazione a Messina. Il Summonte, che è fonte preziosa, parla di Napoli come della patria pittorica di A.; e poiché Napoli possedeva alla metà del '400 quadri fiamminghi e pittori locali di tradizione fiamminga, la notizia del Summonte spiega a sufficienza gli elementi fiamminghi dell'arte di A., senza bisogno di ricorrere al viaggio in Fiandra, che è un'illazione arbitraria del Vasari. Un'altra leggenda connette A. col metodo della pittura ad olio, ch'egli avrebbe introdotto in Italia, secondo il Vasari, o addirittura inventato, secondo il Sansovino. Oggi è noto che la tecnica ad olio era conosciuta in Italia ben prima di A., e il merito di lui fu quello di aver diffuso e interpretato con spirito italiano quella particolare tecnica ad olio, che fu sviluppata dai Van Eyck e dalla loro scuola, cioè la tecnica fiamminga.

Nessuna leggenda invece è sorta circa i rapporti fra A. e l'arte di Toscana. Oggi il problema di quel contatto è assillante, e un nostro Vasari narrerebbe volentieri il viaggio del messinese a Urbino, donde, incontratosi con Piero della Francesca, avrebbe proseguito per Venezia. È preferibile tuttavia limitarsi a ricordare quel contatto, comunque sia avvenuto, e vederne gli effetti.

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