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E a guardar bene le Madonne di Antonello si può anche immaginare il Cristo contadino che balza giù dalla Croce, la zuffa che si accende. E di fronte all'An­nunciata di Palermo, si noti la piega della mantellina che scende al centro della fronte : che per il pittore, al momento, avrà avuto un valore soltanto compo­sitivo, ma a noi dice di un capo conservato nella cas­sapanca tra gli altri del corredo, e tirato fuori nei giorni solenni, nelle feste grandi; e si noti anche l'in­congruenza, peraltro stupenda, della destra sospesa nel gesto ieratico (mentre è del tutto naturale al sog­getto — diciamo alla donna contadina — il gesto della sinistra a chiudere i lembi della mantellina); e l'altra incongruenza di quel libro aperto, sul quale si ha il dubbio che mai gli occhi della giovane donna po­trebbero posarsi a cogliere le parole e il senso; e poi
il mistero del sorriso e dello sguardo, in cui aleggia carnale consapevolezza e nessun rapimento, nessuno stupore (se non si vuole, nel sorriso che appena affiora, scorgere magari un'ombra di malizia).
E si potrebbero fare osservazioni consimili anche sugli Ecce Homo sui Crocifissi sul Salvator Mundi : volti di ottuso dolore, maschere di carnale, sofferenza ; senza luce di divinità, senza coscienza del sacrificio da cui l'umanità intera sarà redenta. Uomini che soffrono la tortura, che subiscono il dileggio, che ago­nizzano inchiodati a una croce : vittime della ferocia umana e del destino.
E i luoghi, il paesaggio. Lo Stretto di Messina che fa da sfondo alle Crocifissioni. La campagna che si intravede dalle finestre. La piazza che è scena di atroce indifferenza al martirio di san Sebastiano. E non _diciamo che questa piazza, del San Sebastiano di Dresda, sia nell'architettura riconoscibile come si­ciliana; al contrario, anzi, riteniamo sia stata da An­tonello inventata, su elementi di varia provenienza, nella ricerca di un rapporto tra architetture e figure che è poi uno dei più perfetti che siano mai stati con­seguiti nella pittura. Ma nella donna che si affaccia da una quinta col bambino in braccio, nelle figure che si affacciano ai terrazzi, nelle graste e nelle grate, in quella borraccia appesa a lato alla finestra alta, c'è un'aria di casa, di pomeriggio messinese. Si di­rebbe che c'è scirocco : quello scirocco da cui l'in­glese Brydone, a Messina, si sentiva trafitti i nervi quasi quanto san Sebastiano dalle frecce. E l'uomo stramazzato nel sonno sul pavimento nudo, la scena galante che la coppia recita sotto il pergolato, le nu­vole ferme, la luce : tutto sembra dire della snervata ora del pomeriggio sciroccoso.

LEONARDO SCIASCIA

 sciascia

 Quante di queste ore Antonello avrà vissuto nella sua città? A parlare di pittura e di donne, a vagheg­giare le donne di Venezia e a dipingere quelle del contado messinese, a tirare sul prezzo di una pala o di un gonfalone con preti e priori di confraternite, a litigare con i parenti, a pensare alla roba e all'anima (che è poi, per un siciliano, la stessa cosa).

E per un uomo così `oggettivo', di quella <ogget­tività' che David Herbert Lawrence attribuisce ai greci antichi e ai siciliani, che altro poteva essere l'ani­ma se non "quel buffo, piccolo alter ego" che a forza di preghiere e di messe, cioè con l'accorgimento testa­mentario di un legato sulla roba, si può far passare dal purgatorio " a un giardino pieno di musica e fio­ri e popolato di gente pia "? "Una cosa oggettiva quanto la più oggettiva possibile", l'anima. Ed anche la morte, naturalmente. E proprio sul testamento d'Antonello ci viene da considerare quale fatto og­gettivo sia per un siciliano la morte : una faccenda di tuniche e clamidi da lutto per il pa.dre per la ma­dre per sua figlia Fimia per sua sorella Orlanda (un'onza a testa); e per sé l'abito di frate dei Minori Osservanti : "quod cadaver meum seppelliatur in conventu Sancte Marie de Jesu cum habitu dicti con­ventus ". Non è l'oggettività della morte che si stabi­lisce, inarrivabilmente, nell'agonia di Ivàn è un'oggettività, per così dire, figurata : di figure, di ap­parenze, quale poi sarà nella pena di vivere e di mo­rire di un Pirandello.
E questa può essere la più ovvia conclusione su Antonello : .che un uomo straordinariamente <oggetti­vo' si è trovato a vivere e ad esprimere compiutamen­te, impareggiabilmente, il momento più <oggettivo' che la storia della pittura abbia mai toccato.

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